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La guerra in Ucraina e il paradosso dell’olio: quello di oliva costa più dell’extravergine

Estratto da Wine News 13 Aprile 2022

 

Inflazione, problemi a trovare materiale, gli effetti della guerra in Ucraina. Sono tempi difficili anche per i produttori del settore oleicolo costretti a fare i conti con dinamiche che si imbattono nel presente e nel futuro immediato. Si tratta d’altronde di un mercato molto volatile con difficoltà di reperimento di alcune materie prime necessarie per l’imbottigliamento e il confezionamento dei prodotti. Questo è il caso di vetro e alluminio, materiali che gli effetti del conflitto hanno fatto diventare rari. Prima del blocco legato alla crisi bellica, infatti, l’80% delle bottiglie di vetro utilizzate dai produttori di olio in Italia arrivava dall’Ucraina. La guerra russo-ucraina sta influenzando molto anche il mercato degli oli vegetali, con la scarsa disponibilità dell’olio di girasole che sta facendo schizzare le vendite, ma anche i prezzi, degli oli alternativi, in primis gli oli di oliva. Scenari che sono emersi dalla tavola rotonda “Il mercato dell’olio di oliva tra Covid e mercato” a “Sol&Agrifood”, a Verona. Gli oli di oliva stanno vivendo un vero e proprio boom, con prezzi all’ingrosso dell’olio di sansa e di oliva che hanno superato rispettivamente i 3,5 euro ed i 4 euro al kg. Non mancano le sorprese. In queste settimane, infatti, si è arrivati al paradosso che l’olio di oliva costi di più del top di gamma. Infatti l’olio extra vergine di oliva spagnolo mantiene quotazioni di 3,4 euro/kg, che salgono a 3,8 euro/kg per la migliore qualità. Il prezzo dell’olio extravergine di oliva italiano invece supera di un euro al chilo quello spagnolo, la tradizionale qualità della produzione nazionale viene premiata.

“A inizio marzo la Spagna disponeva di una giacenza di oli di oliva di oltre 1,3 milioni di tonnellate – ha affermato Claudio Vignoli, consulente internazionale d’olio di oliva – quantità sufficiente a coprire le esigenze delle famiglie europee e dell’industria alimentare”. Un’occasione, vista l’abbondanza, per utilizzare l’olio extra vergine anche per cucinare e friggere, pratiche dove sovente questo prodotto viene “razionalizzato” visto il suo valore economico. Anche il Covid ha cambiato le abitudini di consumo, con una nuova attenzione per la provenienza e la qualità del prodotto scelto e l’asticella si è spostata verso l’alto. Tra la fine di febbraio e marzo la guerra russo-ucraina ha aumentato le vendite nella grande distribuzione, dove le bottiglie hanno iniziato a sparire dagli scaffali. Le dispense degli italiani si sono riempite di olio tanto che, prevede Vignoli, “Potremmo avere un mese di aprile con livelli di vendita bassi nella gdo”.

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https://winenews.it/it/la-guerra-in-ucraina-e-il-paradosso-dellolio-quello-di-oliva-costa-piu-dellextravergine_467008/

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